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Non lascierò di dirui, che sarebbe troppo gran cantafauola, il voler tassar' i difetti delle imprese, che son comparse à questo Secolo, composte da scioc- chi, & portate da ceruelli busi, come fu quella di quel fiero Soldato (per non dir ruffiano) Bastiano del Mancino; anchor che à quel tempo fusse nome onorato fra spadaccini: che vsò di portare nella ber- retta vna picciola suola di scarpa con la lettera T, in mezzo, & vna perla grossa in punta di detta suola, volendo che s'intendesse il nome dalla sua dama à questo modo, Marguerita te sola di cor amo. Vn' altro suo concorrente chiamato Pan molena, fece il medesimo, ponendo oro di martello in cam- bio di cuoio, perche s'intendesse, Marguerita te sola adoro, stimando che fusse maggiore efficacia d'amore l'adorare, che di cuore amare. In questi si- mili trouati passò il segno M. Agostin Forco da Pa- uia, innamorato di Madonna Bianca Patiniera: il quale, per dimostrare d'esser suo fedel seruo, portò vna piccola candela di cera bianca, insertata nel frontale del suo berrettone di scarlatto, per signifi- care, spezzando il nome della candela in tre sillabe, Can; cioè, seruo fedele, de la Bianca. Ma ancor questa con più spesa e maggior argutia fu auanzata dalla medaglia del Caualier Casio Poeta Bolognese, il quale portaua nella berretta in vna grande Agata di mano del finissimo maestro mastro Giouanni da Castel Bolognese, la discensione dello Spirito Santo sopra i dodeci Apostoli; e domandato vn giorno da Papa Clemente, di cui era familiarissimo, per qual diuotione portasse questa colo[m]ba dello Spirito Santo, & le lingue ardenti sopra il capo de gli Apostoli, rispose, essend'io presente; Non per diuotione, Padre Santo, ma per esprimere vn mio concetto d'Amore; essend'io stato lungo tempo innamorato, & ingra- tamente stratiato da vna gentildonna, e forzato d'abandonarla per non poter sopportar più le beffe, le longole, e le spese de' varij doni, ch'io le soleua fare, mi figurai la festa della Pentecoste; volendo inferire, ch'io me ne pe[n]tiua, e, che molto m'era costa- to questo innamoramento. Sopra laquale ispositione il Papa (ancor che per altro seuero) rise sì largame[n]te, che tralasciò la cena da meza tauola. Diede in simili scoglij di ridicola impresa il gran Cardinal di San Pietro in vincula Galeotto dalla Rouere, ilquale face[n]do dipingere in Cancel- laria la stanza della volta fatta à lunette, che guarda à Leuante, fece fare otto gran celatoni di stucco indorati nel Cielo, sospesi a' rami della quer- cia sua peculiare arme, come nipote di Papa Giu- lio, acciò che s'intendesse, galee otto, che conchiu- deuano il suo proprio nome. Ma dicendogli M. Carlo Ariosto, suo maestro di Casa, che ci sarebbono stati di quegli che haurebbono letto celate otto, fu cagione che 'l buon Cardinale, ilquale haueua in casa pochi suegliati & eruditi ingegni, vi facesse dipingere sotto otto galee, che andauano à vela e remo, per fuggire l'ambiguità, che nasceua fra le celate e le galee. E questa tal pittura hoggidì ancora fa maruigliare e ridere spesso il Signor Camerlingo Guido Ascanio Sforza, che habita quella stanza co- me più honorata. Furono ancora à quei tempi più antichi alcuni grandi, a' quali mancando l'inuentione de' sog- getti, suppliuano alla lor fantasia con motti, che riescono goffi, quando son troppo lunghi; come fu il motto di Castruccio Signor di Lucca, quando fu coronato Lodouico Bauaro Imperatore, & egli fatto Senator Romano, che all'hora era grandissima di- gnità, ilquale comparue in publico in vn manto cremisino con vn motto di ricamo in petto, che di- ceua: EGLI E' COME DIO VVOLE. e di dietro ne corrispo[n]deua un'altro: E SARA QVEL CHE DIO VORRA. Questo medesimo vitio della lunguezza de' motti fu ancho, ben che sopra assai bel soggetto d'appa- renza di corpo, in quello del Signor Principe di Sa- lerno, che edificò in Napoli il superbe palazzo, por- tando sopra il cimiero dell'elmo vn paio di Corna, col motto che diceua; PORTO LE CORNA CHE OGN'HVOMO LE VEDE, AL- TRI LE PORTA, CHE NON SELE CREDE; Volendo tassare vn certo Signore, che in- temperatamente sparlaua dell'honor d'vna Dama, hauendo esso bella moglie e di sospetta pudicitia, e questa lunghezza è tanto più dannata, quanto che il motto è nella natural lingua di chi lo porta; perche pare, come ho detto, che quadri meglio in parlare straniero. DOM. Monsignore, voi mi hauete dato la vita con queste ridicole sciocchezze di tante imprese, che m'hauete narrate. GIO. Sarà dunque tempo, che noi torniamo al proposito nostro, nume- rando quelle imprese, c'hanno del magnanimo, del generoso, e dell'acuto, e (come si dice) del frizzante. E mi pare, che'i gran Principi, per hauere ap- presso di loro huomini d'eccellente ingegno e dot- trina, habbiano conseguito l'honor dell'inuentioni, come sono stati fra gli altri l'Imperatore Carlo Quinto, il Catolico Rè di Spagna, e'l Magnanimo Papa Leone. Perche in effetto l'Imperatore auanzò di gran lunga la bella impresa, laquale portò già il valoroso suo auolo materno, il gran Carlo Duca di Borgogna: e certamente mi pare, che l'Impresa sua delle Colonne d'Ercole col motto del PLUS VL- TRA, non solamente habbia superato di grauità e leggiadria quella del Fucile dell'Auolo, ma anchora tutte l'altre, che habbiano portate insino ad hora gli altri Rè & Principi. DOM. Per certo queste Co- lonne col motto, considerata la buona fortuna del felice acquisto dell'India Occide[n]tale, il quale aua[n]za ogni gloria degli antichi Romani, sodisfa mirabil- mente col soggetto alla vista, e con l'anima à gli in- telletti, che la considerano. GIO. Non vene ma- rauigliate, perche l'inuentor d'essa fu vn molto eccel[-] lente huomo chiamato maestro Luigi Marliano Milanese, che fù medico di sua Maestà, e morì Vescouo di Tui, & oltre l'altre virtù fù gran Matematico. E queste simili imprese suegliate, il- lustri, e nette, non escono dalla bottega di gatte in- guantate, ma d'argutissimi Maestri. DOM. E così è vero. Ma ditemi di gratia, ché voleste dir voi, nomina[n]do il Fucile del Duca di Borgogna? Siatemi vi prego Monsignor cortese, e racontatemi l'historia di questa famosa inuentione, con laquale s'ornano di gloriosa colonna i valorosissimi Caualieri dell'età nostra, i quali sono nell'honoratissimo collegio del- l'ordine del Tosone ampliato da l'inuittissimo Car[-] lo Quinto. GIO. Questa, di che voi mi dima[n]date, è materia molto intricata, e poco intesa etiamdio da quei Signori, che portano questi fucili al collo, perche vi è anchora appiccato vn vello d'un monto[n] tosato, interpretato d'alcuni per lo vello dell'oro di Giasone portato dagli Argonauti & alcuni lo riferiscono alla sacra Scrittura del testamento Vecchio, dicendo ch'egli è il vello di Gedeone, il quale significa fede incorrotta.

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