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Ma poi che siamo entrati in mentione de'
feci à richiesta di due
e grato. Essi mi dimandarono vn'impresa, che signi-
ficasse la vendetta da lor fatta della morte del
Girolamo
restarono spenti de la vita i percussori,
goso
La onde si racconsolarono della perdita del fratello; di-
cendo, che i nimici non si poteuano vantare d'hauere
vsato contro lui tanta crudeltà, non essendo solito tra'
tender tra loro ciuilme[n]te del Principato, ouero à guer-
ra aperta. Io feci lor dunque vn'Elefante assaltato da
vn dragone; il quale attorcendosi alle gambe del ni-
mico, suol mettere il morso del veleno al ventre del-
l'Elefa[n]te, per laqual ferita velenosa si muore: ma egli
per natura conoscendo il pericolo, gira tanto intorno
che troua qualche sasso ò ceppo d'albero, doue appog-
giatosi tanto frega, che schiaccia & ammazza il detto
dragone. L'impresa hà bella vista per la varietà de'
due animali; & il motto la fa chiarissima, dicendo in
Ispagnuolo;
dire a'
commesso tanta impietà nel sangue nostro.