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M. Matteo Balbani. Richezza nobil-
mente spesa.
Molte fiate hò vdito dire à M. Matteo Balba-
ni Gentil'huomo Lucchese, che priega Iddio che
non gli conceda richezza, se non gli dà insieme
l'animo di sapersene seruire, giudica[n]do ch'elleno sian
tanto buone e da esser disiderate, quanto i possesso-
ri di esse sene seruono honoratamente, e con giudi-
cio ne fan partecipi coloro, che per colpa di fortuna
ne hanno mancamento; massimamente gliamici e
glihuomini da bene: il che non facendo pare al buon
Gentil'huomo che le ricchezze, che non seruono in
simili & altre cose lodeuoli & honeste, apportin piu
tosto carico, biasimo, e danno à chi le possiede, che
degne non solo d'vn priuato Gentil'huomo, ma di
qualunque Prencipe che sia, tanto più che' si sa per
ogni vno, che egli accompagna le parole co'fatti, ha-
uendo del continouo la casa piena d'huomini dotti,
& alcuni altri di loro, che si trouano lontani, intrat-
tenendo con larghissimi doni e pensioni. Perche vo-
lend'io isprimere questo sì honorato e magnanimo
pensiero, m'è parso figurare vn braccio celeste, che
rouescia vna tazza piena di danari sopra vn'altare,
vn libro & vn'elmetto con queste parole,
PETENDAE OPES, VT DIGNIS LAR-
GIAMVR.
sone, il libro e l'elmetto per le virtù loro, ò nelle let-
tere, ò nell'armi, e la larghezza scoperta della tazza
per la liberalità manifesta, ch'el buon Gen-
til'huomo vsa copiosamente e contino-
uamente con tutte le per-
sone virtuose.